Carotina: una storia di diabete felino.
Il diabete nel gatto:
Conoscere il diabete.

Indirizzo del sito: http://www.gattadiabetica.it

Autori: Carotina, Marina & Pierluigi (catmaster@libero.it)

Ultimo aggiornamento: 8 Dicembre 2006.

Versione per la lettura (pagina indice).

Attenzione: come per gli umani, anche per gli animali vale il principio che ciò che va bene per uno di loro, non è detto che vada bene per tutti gli altri! Prima di seguire diete, o di prendere medicinali, o stabilirne i dosaggi, è fondamentale che ti consulti col tuo veterinario!

Le informazioni di queste pagine sono state raccolte e assemblate da personale non medico e non veterinario. Pierluigi e Marina sono semplicemente i miei coinquilini bipedi, e tutto quanto esposto in questo sito è frutto della nostra esperienza quotidiana "sul campo".

Sommario.

Come i miei amici umani si sono resi conto che avevo il diabete.

Poliùria, Polidipsìa, Polifagìa.

In queste tre parolacce si nascondono i sintomi di quella brutta malattia che è il diabete.

Malattia cronica, con la quale è possibile convivere anche per molto tempo, ma pur sempre un qualcosa che mi dovrò portare dietro per il resto della mia vita, e che, per il resto della mia vita, mi costringerà alle due punture di insulina al giorno.

Ognuno di questi tre segni, preso a sé, non significa malattia (pur non andando sottovalutato nel caso si protragga per più di un paio di giorni); è la loro coesistenza che deve far pensare ad una patologia in atto. È fondamentale che l'insorgenza del diabete venga riconosciuta al più presto, prima che causi danni irreparabili al fegato, al cuore, al cervello e ai reni.

Torna all'inizio.

Cos'è il diabete, cos'è l'insulina.

Internet è una miniera di informazioni scientifiche, spesso realizzate da autori professionalmente molto preparati. Non tenterò, quindi, di redigere una dissertazione medica. Mi limiterò a poche righe che servono più che altro ad inquadrare il problema. Per approfondire la questione, puoi partire dalla mia selezione di altri siti (vedi capitolo in fondo a questa sezione) o dai motori di ricerca per trovarti letteralmente sommerso da pagine e pagine sull'argomento.

L'apparato digerente ha la funzione di trasformare il cibo in una serie di elementi più semplici e facilmente sfruttabili dall'organismo. Uno di questi elementi è uno zucchero che si chiama glucosio e che risulta essere il cibo preferito di gran parte delle cellule del nostro corpo. Perché il glucosio possa essere assimilato correttamente è però necessario un ormone che prende il nome di insulina e che viene prodotto dal pancreas - una grossa ghiandola che si trova nell'addome.

Quando il nostro corpo non è in grado di utilizzare il glucosio (vuoi perché l'insulina non viene prodotta o viene prodotta in quantità insufficiente, vuoi perché l'insulina prodotta "parla" un linguaggio che le nostre cellule non riescono a capire) si instaura una patologia che prende il nome di diabete.

Tecnicamente, si parla di diabete mellito - dal latino "mellitu" che può essere tradotto con "dolce come il miele" in quanto, appunto, viene causato da un eccesso di zucchero nel sangue e nelle urine.

Si fa distinzione tra diabete di tipo 1 (o insulino-dipendente) quando il pancreas non è più in grado di produrre insulina e diabete di tipo 2 (o non-insulino-dipendente) quando l'insulina viene prodotta ma non utilizzata, o utilizzata male. Un diabete di tipo 2 può evolvere in diabete di tipo 1 in quanto il pancreas viene chiamato ad un superlavoro, provocando l'esaurimento delle cellule che fabbricano l'insulina.

L’obesità, l’uso di alcuni medicinali a base steroidea (cioè: di cortisone), alcuni tumori possono essere concause dell’insorgenza della malattia.

Alcuni umani pensano che "grasso sia bello" e rimpinzano il loro quattrozampe di ogni genere di leccornie. E, così, si vedono a volte delle palle di pelo con le zampe che nulla più hanno del felino (agile e flessuoso) e sono a rischio, oltre che di diabete, anche di malattie a carico del cuore o dei reni.

Nei gatti può instaurarsi una patologia che interessa la struttura nervosa delle zampe (specialmente quelle posteriori) causando l'impossibilità di mantenerle erette. Raramente, al contrario degli esseri umani (e dei cani), si ha un interessamento patologico a carico degli occhi (cataratta e/o retinopatia).

Il risultato di questo deficit del metabolismo è che l'organismo deperisce (pur continuando a nutrirsi) fino a giungere ad una vera e propria morte per fame in quanto le cellule del corpo non ricevono più il giusto nutrimento. Tentando di mantenersi in vita, esse attingono alle scorte di proteine e di grasso presenti nell'organismo. Ecco spiegato anche il motivo per cui uno dei segni del diabete è la progressiva perdita di peso, che deve essere costantemente tenuto sotto osservazione.

Per cercare di porre rimedio, il nostro stesso corpo aumenta il bisogno di introdurre liquidi (tanta sete, per diluire lo zucchero nel sangue) e di fare pipì (per espellere lo zucchero in eccesso). Tuttavia, oltre certi livelli di malattia, questo meccanismo non è più sufficiente. Lo zucchero in eccesso danneggia gli organi vitali (fegato, reni, cuore) con rischio di blocco renale e di malattie gravi.

Inoltre, la presenza di zucchero nelle urine, favorisce l'insorgenza di infezioni batteriche di tipo opportunistico (ovvero, semplificando: infezioni che si scatenano approfittando della presenza di un'altra malattia) che richiedono un costante controllo da parte del veterinario, anche per valutare la necessità di una terapia antibiotica.

Tramite l'immissione dall'esterno di insulina o di farmaci ipoglicemizzanti ci si prefigge il compito di regolare la quantità di glucosio in circolo.

I farmaci ipoglicemizzanti per somministrazione orale (in pillole) sono normalmente poco adatti ai gatti. Ve ne sono di due tipi. Alcuni si fanno carico di stimolare la produzione di insulina quando vi sia una insufficiente risposta del pancreas alla produzione di questo ormone.

Altri si fanno carico di mettere in contatto l'insulina prodotta e le cellule del corpo, quando queste non riescono a riconoscerne la presenza. Semplificando al massimo: l'insulina invia un segnale chimico alle cellule dicendo: "Sono qui". Ma le cellule sono come sintonizzate su un altro canale e non sentono questo messaggio. Gli ipoglicemizzanti reimpostano le sintonie dei trasmettitori e dei ricevitori per rendere possibile tale comunicazione e, quindi, l'utilizzo proficuo dell'insulina prodotta.

Le insuline iniettabili reperibili in commercio sono fondamentalmente due: quella studiata per gli umani (di tipo lento o rapido) e quella studiata per gli animali.

Sarà il veterinario a stabilire quale medicinale debba essere usato, in quale dosaggio e con quali modalità.

Torna all'inizio.

Come effettuare il test della glicemia.

Fare il prelievo di sangue dal polpastrello di un gatto (o di un cane) è un'impresa ardua in quanto le nostre zampe sono perennemente a contatto col terreno e perciò particolarmente dure e resistenti, per cui occorre prelevare qualche goccia di sangue da una vena con una siringa. È quindi chiaro che, normalmente, l'analisi non può essere effettuata a casa.

Esiste, in realtà, la possibilità di prelevare una goccia di sangue, da analizzare con l'apposito strumento, pungendo il padiglione auricolare. Questo metodo, tuttavia, andrebbe riservato a situazioni da tenere sotto controllo più volte al giorno in quanto particolarmente stressante. Si rischia, inoltre, di generare nell'animale una paura "ancestrale" anche alle semplici carezze nella zona delle orecchie (e noi gatti siamo particolarmente sensibili alle coccole fatte proprio lì...).

Il veterinario, invece (per definizione!), è quello che fa le punture, ti mette il termometro nel sottocoda, ti tocca i denti proprio quando fanno male, eccetera!

Per contro, lo stress dovuto al trasporto e al fatto di trovarsi di fronte ai "camici bianchi", può causare un’impennata del livello di glicemia riscontrabile in circolo. Tuttavia, tale picco tende a stabilizzarsi col passare del tempo.

Anche misurare il tasso di glicemia presente nell'urina non è una strada facilmente percorribile: a quale gatto farebbe piacere che, mentre sta facendo i bisognini nella cassetta, il proprio amico umano gli arrivasse proditoriamente alle spalle a cacciargli sotto la coda lo stick per la misurazione? A me, no! Né vale il discorso di immergere lo stick nella sabbietta bagnata di pipì in quanto, comunque, il risultato sarebbe falsato dalla non neutralità chimica del prodotto usato per la lettiera. Urinare in un contenitore ad hoc (pulito, vuoto e nel quale effettuare una misurazione) quasi mai avviene spontaneamente e la "spremitura" manuale della vescica non è certo piacevole.

Una soluzione più praticabile consiste nel sostituire la solita sabbietta della lettiera con ghiaietto per acquari. Questa ghiaia drena l’urina senza assorbirla, consentendo di prelevare direttamente dalla cassettina (con una siringa privata dell'ago) un campione di pipì da sottoporre ad analisi.

Va comunque tenuto presente che il test attraverso la misurazione dell'urina non dà il risultato istantaneo, ma quello relativo alle sei-dieci ore precedenti.

C'è un altro esame che può essere effettuato periodicamente ed è il test delle fruttosamine. Quest'analisi (che viene effettuata da un campione di sangue) consente di verificare il livello medio della glicemia nei 10-15 giorni precedenti. Tale analisi può essere ben sfruttata, una volta che il diabete sia ormai sotto controllo, per neutralizzare il "picco da stress" di cui parlavo prima. I valori vengono espressi in µmol/l (micromol per litro) o in mmol/l (millimol per litro).

Torna all'inizio.

Cos'è e come si contrasta l'ipoglicemia.

Al pari dell'eccesso, anche la situazione opposta (ovvero la carenza di zucchero nel sangue) deve essere tenuta sotto controllo. Anzi: questa situazione è molto più seria e pericolosa. Un abbassamento del tasso di glucosio normalmente non avviene in modo repentino, ragion per cui il nostro corpo riesce a reagire inviando al cervello un segnale di "fame" che ci fa assumere cibo e ci fa risalire il tasso di zuccheri.

A seguito di un'iniezione di insulina, tuttavia, tale calo può essere molto rapido. In questo caso il nostro cervello non fa in tempo ad inviare i corretti segnali di allarme e si rischia la crisi ipoglicemica.

Se tra gli umani si può usare la voce per chiedere aiuto, sono ancora troppo pochi i bipedi che sanno correttamente interpretare il miagolio e distinguere quello che è una richiesta di soccorso da quello che può essere un semplice "ciao".

Come fare, allora? Il segreto sta nell'osservare quelli che sono i segni collaterali dell'insorgenza di una crisi ipoglicemica. Questi segni possono essere presenti in combinazioni diverse tra di loro, per cui è importante che vi sia, tra i due- e i quattro-zampe che condividono lo stesso tetto, una conoscenza profonda e reciproca.

Io ti dico quelli che ho imparato a notare su di me e che ho insegnato a Marina e Pierluigi a tenere sotto osservazione; il tuo veterinario potrà meglio consigliarti in base alla sua esperienza e alla sensibilità degli amici umani coi quali convivi.

Tanto per cominciare: bisogna che spieghi ai tuoi compagni che l'iniezione va fatta secondo le indicazioni del veterinario e rispettando le dosi, ma che deve essere comunque commisurata alla quantità di pappa che mangi. In certi casi, quando non mi sento di cenare del tutto o mi limito a spiluccare qualche croccantino, l'iniezione serale è stata addirittura saltata. Altre volte, anziché la dose solita, me ne è stata iniettata un poco di meno. Mai di più! Nessun veterinario, per quanto bravo, saprà conoscere un gatto meglio del proprio compagno umano. Pertanto, deve essere quest'ultimo a valutare se effettuare quei piccoli ritocchi alla terapia in funzione della situazione.

Ti starai chiedendo se quanto appena detto non contrasti con quanto scritto in apertura di pagina circa l'importanza di non stabilire dosaggi di testa propria. Ti rispondo subito: no! Un conto è lo stabilire la dose giornaliera e la sua distribuzione durante l'arco delle 24 ore, un conto è effettuare quei piccoli aggiustamenti che si rendono necessari durante la terapia.

La crisi ipoglicemica generalmente coincide con il punto in cui la curva glicemica (che sicuramente il tuo veterinario ti fa periodicamente, vero?) è al valore minimo. Questo valore dipende dalla tua costituzione corporea, dalla quantità di pappa mangiata, dal tipo di insulina, da quanto tempo prima o dopo l'assunzione di cibo avviene l'iniezione. Per cui è necessario prestare la massima attenzione al momento temporale più a rischio. Stabilito quel momento i tuoi compagni umani devono fare in modo di essere presenti ed attenti per contrastare un'eventuale crisi.

Ci sono alcuni indicatori che possono far sospettare che qualcosa non stia andando per il verso giusto. Movimenti scoordinati, difficoltà nel riconoscere le persone e gli oggetti altrimenti così familiari, un miagolio di richiesta di aiuto sono i primi segnali.

A questo punto è necessario che l'uomo intervenga. Un omogeneizzato con l'aggiunta di un po' di zucchero (imboccandomi con un cucchiaino), oppure una iniezione sottocutanea di acqua zuccherata dati al momento giusto mi hanno salvato da una situazione critica. Non è prudente che ti "sparino" in bocca l'acqua zuccherata con una siringa privata dell'ago perché il riflesso di deglutizione, in questa situazione, è piuttosto ridotto, ed una simile soluzione rischierebbe di mandare l'acqua nell'apparato respiratorio, anziché per il verso giusto.

Se si va oltre senza porre rimedio, si arriva all'insorgenza di convulsioni e al coma ipoglicemico che conduce alla morte.

Bisogna prestare attenzione a che gli umani non si facciano prendere dall'ansia e dalla paranoia. Occorre spiegare loro che, quando dormiamo e sogniamo, spesso abbiamo movimenti che possono essere confusi con le convulsioni. Solo la conoscenza delle nostre abitudini e dei nostri comportamenti che deve approfondirsi già prima dell'insorgenza del diabete ci metteranno al riparo dall'essere svegliati all'improvviso da un bipede allarmato inutilmente dai nostri movimenti mentre stiamo sognando di rincorrere qualche topo a cui diamo la caccia...

Un altro rischio è il vomito. Può capitare che, dopo l'assunzione di cibo, magari per un bolo di pelo che si è formato nello stomaco durante la pulizia quotidiana, si abbia il classico rigurgito (per quanto i miei conviventi umani mi curino, con pettine e spazzola, nessuno saprà mettermi in piega il pelo meglio di come faccia io con la mia lingua rasposa).

Se mi capita di rigettare, in genere, lo faccio in posti in vista e vado sempre a chiamare Pierluigi o Marina. Ma ho saputo di altri mici che vanno a vomitare di nascosto. È una situazione altamente a rischio ipoglicemia: se il tuo compagno non se ne accorge, l'insulina che ti ha iniettato, o che si accinge ad iniettare, potrebbe condurti a morte in quanto non controbilanciata da sufficiente quantità di glucosio.

Torna all'inizio.

Cos'è la chetoacidosi.

È un'altra possibile complicazione del diabete, che può anche risultare mortale, se non trattata con urgenza e a dovere.

I segni che più frequentemente si sono notati in presenza di tale complicanza variano dalla perdita di appetito (attenzione a non confondere una temporanea svogliatezza o la stanchezza per una particolare scatoletta con una perdita di appetito di tipo patologico) alla letargia (cioè alla sonnolenza - anche qui, non confondere il normale sonnellino o un momento di pigrizia con una situazione patologica); dal vomito e/o diarrea (ancora: non è il caso isolato che crea problema) fino al collasso.

A volte è possibile avvertire un odore fruttato (come di pere mature) del respiro.

È fondamentale, in caso accertato o anche solo di dubbio, ricorrere al più presto all'esame del veterinario.

Nei casi più gravi può essere necessario iniettare insulina (sotto strettissimo controllo veterinario) direttamente in muscolo o in vena per un rapido assorbimento. Occasionalmente può essere necessario iniettare antibiotici e/o bicarbonato.

Torna all'inizio.

Come tenere sotto controllo il peso.

Abbiamo già parlato di quanto il sovrappeso (per non dire l'obesità) sia un fattore da tenere sotto controllo, sia in un animale sano che, tanto più, in uno malato. Abbiamo anche detto che una conseguenza del diabete è il progressivo dimagramento dovuto al malassorbimento dei nutrienti da parte delle cellule dell'organismo. E, allora, c'è una sola cosa da fare: il peso va controllato periodicamente.

A questo scopo, in casa, procurati una bilancia pesapersone che sia sufficientemente sensibile: deve avere un minimo di pesata di uno, massimo due chili ed una divisione di almeno cento grammi, meglio se cinquanta. Vanno meglio le bilance elettroniche che stabilizzano rapidamente l'indicazione del peso per quei due-tre secondi necessari alla lettura anche dopo che il gatto (non tutti i mici stanno fermi sul piatto della bilancia come faccio io...) è saltato giù.

Un trucco molto valido e facilmente praticabile è quello della doppia pesata: prima si pesa l'umano con l'animale in braccio, poi si pesa l'umano da solo. Per differenza si ottiene il risultato cercato. In questo caso vanno bene anche le bilance analogiche (quelle col vecchio sistema ad ago, per intenderci), purché sufficientemente sensibili.

È necessario controllare periodicamente la corretta taratura della bilancia ed usare sempre la stessa, al fine di rendersi conto delle reali variazioni di peso (cambiando bilancia cambia, seppure minimamente, la taratura e non si ha più un quadro della situazione corretto).

Torna all'inizio.

Tutto quello che avresti voluto sapere sulle siringhe (e non hai mai osato chiedere).

Vabbe': magari proprio tutto tutto, no. Però...

Dal 30 marzo 2000 le uniche siringhe da insulina che possono essere vendute in farmacia sono del tipo "U-100", cioè da 100 unità di insulina per millilitro. Anche il farmaco ad uso umano (l' "Humulin") è passato al nuovo dosaggio di 100 UI/ml.. Tuttavia, il farmaco ad uso veterinario (il "Caninsulin") è venduto ancora in concentrazione da 40 UI/ml. e - secondo quanto emerso nel corso di una conversazione col veterinario - in abbinamento con un numero, ritenuto (non ho capito bene da chi, visto che si rivela altamente insufficiente) congruo, di 10 siringhe nel formato adatto per ogni flaconcino da 2,5 ml. di insulina.

È indispensabile usare il tipo di siringhe corretto per la concentrazione del farmaco che si sta somministrando. Solo in caso di assoluta necessità puoi usare un tipo di diversa taratura provvedendo ad una conversione tra le differenti concentrazioni. Il fattore di conversione è pari a 2,5. Per adattare una siringa da 100 ad un farmaco in concentrazione da 40, occorre moltiplicare la lettura della siringa per 2,5; ad esempio 3 unità in concentrazione di 40 corrispondono a 7,5 unità in una siringa da 100. Però, ripeto, questa soluzione va riservata a situazioni di estrema emergenza. Il rischio di sbagliare i conteggi e generare un sovradosaggio con conseguente pericolo di crisi ipoglicemica è terribilmente dietro l'angolo.

Per cercare di facilitare questo calcolo, ho realizzato un convertitore in JavaScript. È anche possibile scaricarlo (in formato compresso "zip") per utilizzarlo quando non sei collegato a Internet.

Confronto delle gradazioni tra siringhe da 1 ml. e da 0,30 ml.

Noi gatti abbiamo necessità di dosi mediamente piccole, spesso a passi di mezza unità. Le migliori siringhe (parlando di quelle da 100), quindi, sono quelle da 0,30 millilitri di capacità che hanno tacche di misurazione marcate e ben distanziate. Le peggiori siringhe sono quelle da 1 millilitro, le cui tacche sono molto vicine e a passi di 2 unità, rendendo molto difficile il dosaggio.

Nell'immagine a fianco vedi il particolare ingrandito delle graduazioni in una siringa da 1 ml. (a sinistra) e di una da 0,30 (a destra). In quella da 1 ml. le tacche sono così vicine che sembrano formare un'unica striscia grigia. Oltretutto, nota la differente dimensione dell'ago!.

Anche per quanto riguarda gli aghi ce ne sono di diverse misure: più o meno sottili. Io uso quelli extra sottili. Sono così piccoli che quasi non mi accorgo della puntura. Bisogna stare attenti a non piegarli, però. Nel caso succedesse, dì al tuo amico umano di non tentare di raddrizzarlo: rischierebbe solo di spezzarlo.

Le siringhe sono di tipo monouso; sono studiate per venir utilizzate una sola volta e poi buttate. Utilizzarle più volte significa adoperare materiale non più sterile. Secondo il mio veterinario un utilizzo di due volte è comunque accettabile. Pierluigi e Marina usano le siringhe una sola volta, considerando che io devo utilizzare quelle normalmente in commercio. I costi non sono eccessivi. Occorre fare attenzione a che l'ago non entri in contatto con materiale diverso dall'interno del cappuccio salva-ago e con la gomma del flacone del farmaco. In caso contrario, buttare via tutto e cambiare siringa - nessun rimpianto. Tentare di ripulire un ago sporco rischia di eliminare quel sottile strato di materiale tipo teflon che lo ricopre per favorire la penetrazione o - al limite - contaminarlo proprio col materiale utilizzato per cercare di pulirlo (impercettibili fibre di cotone, ad esempio); in ogni caso anche il piccolo foro dal quale esce il farmaco potrebbe essere rimasto contaminato, e quello non lo si ripulisce certo.

Se il tuo convivente umano deve rimettere il cappuccio ad una siringa, consigliagli di tenere la siringa ferma con una mano e muovere solo l'altra (che tiene il cappellotto, afferrandolo alla sommità) fino a far scivolare lo stesso lungo l'ago. Quindi deve afferrare alla base il cappuccio e tirare verso il basso. In questo modo ridurrà al minimo il rischio di pungersi. Tuttavia, qualora, per un incidente, dovesse ferirsi, gli basterà mangiare una caramella al miele o un cucchiaino di crema di cioccolato. Sarà del tutto inutile dal punto di vista medico (la quantità di insulina eventualmente presente sulla superficie dell'ago è talmente irrisoria che non è necessario ricorrere ad alcun antidoto), ma servirà ottimamente per ritemprare il suo morale leso...

Siringa da 40 UI con ago da sostituire.

Chi deve usare il farmaco veterinario, per sopperire in parte alla poca quantità di siringhe vendute insieme ai flaconcini di "Caninsulin" può tranquillamente riutilizzare la siringa un paio di volte, avendo cura di riporre la siringa usata in frigorifero e di sostituire ogni volta l'ago. Un buon sostituto si è dimostrato l'ago PIC "27G".

Nell'immagine qui accanto, la siringa da 40 UI e l'ago "PIC" da usare come sostituto (evidenziato da un riquadro rosso).

La goccia residua che rimane all'interno della siringa (chiamata "goccia morta") non contamina l'iniezione successiva.

Ringrazio per questa notizia Claudia, l'amica bipede di Beppe (un altro micio diabetico). Disperata per il fatto di non trovare più siringhe e rassegnata a dover comprare una nuova confezione ogni 10 giorni, si è rivolta direttamente alla Intervet (la ditta che importa il "Caninsulin" per l'Italia) dove ha trovato una persona molto cortese che le ha risolto molti dubbi. Tra cui anche quello di una inesattezza riportata sul foglietto illustrativo del "Caninsulin": non viene più distribuita la confezione con 25 siringhe per flaconi da 2,5 ml., ma solo quella con 10 siringhe. Di Claudia è anche parte del materiale usato per le foto a corredo di questa pagina.

Aggiungo solo un ulteriore trucco: dopo aver utilizzato la siringa, prima di riporla in frigo, caricarla e scaricarla di aria due o tre volte, in modo da eliminare quanto più possibile dell'insulina eventualmente residua.

Un'ultima considerazione da fare. La pattumiera non è esattamente il massimo per lo smaltimento delle siringhe, specie se in grande quantità. Informati presso la società che gestisce la raccolta dei rifiuti per la tua città: io so che, per esempio, ad Ancona è possibile portare gratuitamente le siringhe usate direttamente presso il centro di smaltimento di "Anconambiente" (in via delle Palombare). Pensaci!

Torna all'inizio.

Altre siringhe (per altre iniezioni).

Può capitare (e capiterà, purtroppo...) che sia necessario effettuare terapie per mezzo di iniezioni intramuscolari o sottocutanee con dosi troppo calibrate per le normali siringhe, anche quelle da 2,5 cc., e con farmaci troppo densi per riuscire a passare attraverso il microscopico forellino degli aghi da insulina.

In questo caso è possibile ricorrere all'espediente che ho utilizzato io durante l'ultimo ciclo di terapia antibiotica alla quale mi son dovuta sottoporre.

Siringa da tubercolina da 1 ml. con ago da sostituire.

Da una siringa da tubercolina da 1 ml. (sufficientemente piccola, con tacche ben visibili e graduata a frazioni di millilitro) si toglie l'ago e lo si sostitusce con un ago più grande, da acquistare in farmacia. Attenzione: esistono in commercio alcuni tipi di siringhe con aghi saldati e non rimovibili! La compatibilità, dopo alcune prove, l'ho trovata adattando un ago grigio (caratterizzato dalla sigla "22G") della ditta "Pic" su una siringa per tubercolina da 1 ml. modello "Gliss" della ditta "Artsana" (che monta aghi "26G").

Nell'immagine qui accanto, la siringa e l'ago che ho utilizzato (evidenziato da un riquadro rosso).

Ovviamente questa è solo una possibile soluzione, quella che ho adottato io tra le disponibilità offerte dalla farmacia presso la quale mi rifornisco; anche le marche citate non sono assolutamente esclusive. Tu potresti trovare altre combinazioni altrettanto valide.

Torna all'inizio.

Come fare l'iniezione (tecniche, trucchi, ecc.)

Allora, per prima cosa: il flacone di insulina. Di qualsiasi tipo essa sia, il flacone va tenuto costantemente in frigorifero. In caso di traslochi, con percorrenze che superino la mezz'ora, conviene usare una borsa termica (quella per i surgelati del supermercato, per intenderci). Pierluigi e Marina usano il cassetto portaoggetti dell'auto, con l'aria condizionata accesa. Penso sia inutile aggiungere che è indispensabile rispettare rigidamente la data di scadenza. Inoltre, conviene non superare un utilizzo di ciascun flacone superiore ai tre/quattro mesi. Per quanto il medicinale venga conservato secondo tutte le migliori regole, l'aria che penetra attraverso il tappo di gomma, attraverso la miriade di fori prodotti dell'ago porta ad un naturale decadimento dell'insulina. Anche se il flacone non è ancora vuoto, anche se mancano alcuni mesi alla data di scadenza, dopo quattro mesi di utilizzo è bene comprare una nuova confezione.

Sul flacone c'è scritto "agitare prima dell'uso". Agitare non significa sottoporre il farmaco ad un terremoto del decimo grado! Qualche rotazione, fatta con calma, a "testa insù e testa ingiù" della boccetta sarà sufficiente, anche perché l'insulina rischierebbe di decomporsi se sottoposta a forte scuotimento. Una volta caricata la giusta quantità di insulina nella siringa, occorre riporre immediatamente l'insulina residua nella scatola di cartone (al riparo dalla luce) e in frigo, specie nel periodo caldo.

Seconda cosa: la siringa. Una volta levato il sigillo di garanzia e il cappuccio salva-ago, è opportuno far andare un paio di volte lo stantuffo al fine di rendere più fluido il movimento. Quindi, tenendo il flacone a testa ingiù, bisogna caricare lentamente la siringa, ben oltre la dose da iniettare. In questo modo eventuali bolle d'aria verranno convogliate tutte verso l'ago (in alto). Premendo delicatamente lo stantuffo fino a misurare la quantità corretta di insulina, l'aria e l'eccesso di farmaco verranno espulsi dalla siringa. In caso di errata o incerta misurazione è meglio non aggiustare millimetricamente la dose, ma ripetere daccapo il caricamento della siringa. Solo a questo punto è possibile estrarre la siringa dal flacone. Rimettere il cappuccio salva-ago prima di posare la siringa su qualsiasi superficie. È forse il caso di attendere qualche minuto, prima di fare l'iniezione, in modo da consentire all'insulina nella siringa di raggiungere la temperatura ambiente.

Ultimo punto: l'iniezione vera e propria. Su questo argomento posso, al più, fornire una spiegazione tecnica. Se non l'ha già acquisita altrove, la "mano di fata" il tuo compagno umano se la dovrà fare (purtroppo!) su di te...

Intanto, tu: dovrai fare iniezioni vita natural durante. Quindi, fattene una ragione e togliti quell'espressione seccata dal muso. Arriverai anche tu al punto di chiamare il tuo amico bipede al momento giusto per essere "piccottato"; diventerà anche questo un rito come tutti quelli che contornano la tua giornata e la tua convivenza con gli uomini. Se sei un bel micione di sesso maschile... scusami, ma parti svantaggiato: i maschi sono, lo so per esperienza, i più fifoni quando si tratta di medicinali & C. Stai tranquillo, comunque: gli aghi sono così sottili e vanno così poco in profondità che neppure te ne accorgerai.

Sulla groppa o sulla coscia posteriore, purché l'iniezione sia sottocutanea e non intramuscolare (né, tantomeno, in vena!) va bene qualsiasi posto, purché sia tu che il tuo amico umano siate a vostro agio. Per dire: Marina le iniezioni me le fa tra le scapole, e mi vuole sul pavimento; Pierluigi me le fa sulla coscia e mi sistema sulla spalliera del divano del salotto; io... ne farei volentieri a meno! Per evitare che il farmaco penetri nel muscolo (si avrebbe un'assimilazione anomala dell'insulina con rischio di crisi ipoglicemica) basta che l'uomo ti sollevi un po' la pelle nel punto prescelto e poi infili l'ago nella pelle così sollevata. Se, premendo lo stantuffo, si incontra particolare resistenza può voler dire che si sta andando intramuscolo, quindi occorre interrompere immediatamente e (senza ricaricare la siringa) procedere ad una nuova iniezione utilizzando l'insulina residua. Se il pelo attorno al punto di iniezione risulta bagnato può voler dire che tutto o parte del farmaco è andato perso; in questo caso non ripetere assolutamente l'iniezione: non si può sapere quanta parte sia stata correttamente iniettata e quanta sia finita fuori e il rischio di un sovradosaggio è altissimo. Non farti massaggiare la zona dopo l'iniezione: anche questo accelererebbe l'assimilazione dell'insulina con rischio ipoglicemia.

È piacevole che, prima e dopo, ci sia qualche affettuoso scambio di coccole. Se preferisci, puoi anche farti prendere in giro dai tuoi conviventi a due zampe che ti tengono nascosta la siringa fino all'ultimo momento. Io voglio piuttosto guardare sempre la siringa, prima: sia Marina che Pierluigi me la mostrano; ed io so benissimo che verrò punta e dove (a seconda di chi mi trovo di fronte), perciò è perfettamente inutile che tra noi si usino dei sotterfugi. Pierluigi, poi - dopo l'iniezione - usa la siringa (con l'ago ben rinchiuso dal suo cappuccio!) per passarmela sul pelo, farmi qualche carezza e, a volte, mi lascia anche mordere lo stantuffo - per vendetta!

Certi umani ti possono arrivare di soppiatto alle spalle mentre stai facendo qualcos'altro (mangiando, bevendo o facendo toilette) per farti l'iniezione; alcuni mici sono così restii che è necessario che gli umani siano due o tre insieme. Viene da chiedersi se sia peggio la malattia o il tentativo di contrastarla. La maggioranza, per fortuna, non ha grossi problemi.

Torna all'inizio.

Come praticare la terapia aerosol ad un gatto.

Ebbene, sì! Ho fatto anche l'aerosol!

Visto che potrebbe capitare anche a te, e visto che non è certo facile far indossare ad un gatto la mascherina, ti spiegherò come Marina e Pierluigi hanno risolto il problema.

Per la verità Marina, quando ero cucciola di pochi mesi, mi aveva già sottoposto ad un trattamento del genere e l'idea di come fare era venuta al suo vecchio veterinario, Sante.

Puoi fare in questo modo. Prendi il trasportino che usi di solito. Lo so che lo detesti, e questo ti darà un motivo in più per farlo. Ma, stai sicuro che non è poi così brutto; molto peggio sarebbe una lunga serie di iniezioni o di pastiglie da mandare giù anche se hanno un sapore pessimo! Il trasportino dovrebbe essere del tipo chiuso, non quello a gabbietta (mica siamo uccellini, dico!)

Al lato aperto del trasportino (quello dove c'è la porticina, per intenderci) applica, eventualmente aiutandoti con un pezzetto di nastro adesivo, la bocchetta dell'aerosol; copri il tutto con un asciugamano che dovrà avvolgere bene bene il trasportino in modo che i vapori di aerosol non escano dalle prese per l'aria. Usando un asciugamano più grande è possibile adoperare anche un trasportino di tipo "aperto".

Tutto qui. Semplice, no?

Torna all'inizio.

Il black-out del 28 settembre.

28 settembre 2003. Ore 3.25. L'Italia piomba in un buio totale che in qualche regione supera le 12 ore.

Tutti si sono, giustamente, preoccupati di svuotare i congelatori delle derrate irrimediabilmente danneggiate.

Ma cosa fare dell'insulina tenuta in frigo, dopo un'interruzione così prolungata della corrente? Si sarà mantenuta? O sarà da buttare?

Il telegiornale della sera dava istruzioni di gettarla via. Il veterinario ci ha consigliato di sostituire al più presto il flacone, anche se il liquido sembrava non aver subito cambiamenti nell'aspetto e nella consistenza. Tuttavia, ci ha anche detto, utilizzarla ancora una volta o due non causa problemi purché ci si limiti ad un utilizzo esclusivamente di emergenza (la nostra solita farmacia era chiusa per turno proprio quel giorno!), prima di acquistare una nuova confezione.

Una precauzione di base, sempre valida in casi simili, è quella di aprire il frigorifero il meno possibile. Durante tutto il periodo di mancanza di corrente elettrica Marina non ha mai aperto il frigo se non per i pochi secondi necessari per prendere e poi riporre il flacone di insulina.

Torna all'inizio.

Altri siti di riferimento sul diabete.

Mi sembra doveroso sottolineare il fatto che un servizio di consulenza online, per quanto professionale possa essere, non può in alcun modo sostituire una visita dal tuo veterinario, ma solo fornire un ausilio per "chiarirsi le idee" riguardo alcuni aspetti della salute e dell'igiene. Infatti, non è possibile effettuare una diagnosi accurata a distanza. Inoltre, non è mai opportuno lasciar passare troppo tempo dall'insorgere dei primi sintomi, quando un intervento tempestivo potrebbe fare la differenza tra la possibilità di una cura e la rassegnazione più totale.

Se hai il sospetto che qualcosa non vada come dovrebbe, se pensi che ci sia un problema di salute, anche se non ti dovesse sembrare grave, lascia perdere il computer e corri dal tuo veterinario di fiducia!

Torna all'inizio.

[Home] [Pagina indice] [Pagina di presentazione] [Conoscere il diabete] [Altri siti] [Scrivimi] [Di tutto un po']

Testi e foto copyright © 2001/2010 by Pierluigi & Marina. Tutti i diritti riservati.