Primo piano del muso di Carotina.

Il diabete nel gatto:
Conoscere il diabete.

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Premessa fondamentale.

Attenzione: come per gli umani, anche per gli animali vale il principio che ciò che va bene per uno di loro, non è detto che vada bene per tutti gli altri! Prima di seguire diete, o di prendere medicinali, o stabilirne i dosaggi, è fondamentale che ti consulti col tuo veterinario!

Le informazioni di queste pagine sono state raccolte e assemblate da personale non medico e non veterinario. Pierluigi e Marina sono semplicemente i miei coinquilini bipedi, e tutto quanto esposto in questo sito è frutto della nostra esperienza quotidiana "sul campo".

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Come i miei amici umani si sono resi conto che avevo il diabete.

Poliùria, Polidipsìa, Polifagìa.

In queste tre parolacce si nascondono i sintomi di quella brutta malattia che è il diabete.

Malattia cronica, con la quale è possibile convivere anche per molto tempo, ma pur sempre un qualcosa che mi dovrò portare dietro per il resto della mia vita, e che, per il resto della mia vita, mi costringerà alle due punture di insulina al giorno.

Ognuno di questi tre segni, preso a sé, non significa malattia (pur non andando sottovalutato nel caso si protragga per più di un paio di giorni); è la loro coesistenza che deve far pensare ad una patologia in atto. È fondamentale che l'insorgenza del diabete venga riconosciuta al più presto, prima che causi danni irreparabili al fegato, al cuore, al cervello e ai reni.

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Cos'è il diabete, cos'è l'insulina.

Internet è una miniera di informazioni scientifiche, spesso realizzate da autori professionalmente molto preparati. Non tenterò, quindi, di redigere una dissertazione medica. Mi limiterò a poche righe che servono più che altro ad inquadrare il problema. Per approfondire la questione, puoi partire dalla mia selezione di altri siti o dai motori di ricerca per trovarti letteralmente sommerso da pagine e pagine sull'argomento.

L'apparato digerente ha la funzione di trasformare il cibo in una serie di elementi più semplici e facilmente sfruttabili dall'organismo. Uno di questi elementi è uno zucchero che si chiama glucosio e che risulta essere il cibo preferito di gran parte delle cellule del nostro corpo. Perché il glucosio possa essere assimilato correttamente è però necessario un ormone che prende il nome di insulina e che viene prodotto dal pancreas - una grossa ghiandola che si trova nell'addome.

Quando il nostro corpo non è in grado di utilizzare il glucosio (vuoi perché l'insulina non viene prodotta o viene prodotta in quantità insufficiente, vuoi perché l'insulina prodotta "parla" un linguaggio che le nostre cellule non riescono a capire) si instaura una patologia che prende il nome di diabete.

Tecnicamente, si parla di diabete mellito - dal latino "mellitu" che può essere tradotto con "dolce come il miele" in quanto, appunto, viene causato da un eccesso di zucchero nel sangue e nelle urine.

Si fa distinzione tra diabete di tipo 1 (o insulino-dipendente) quando il pancreas non è più in grado di produrre insulina e diabete di tipo 2 (o non-insulino-dipendente) quando l'insulina viene prodotta ma non utilizzata, o utilizzata male. Un diabete di tipo 2 può evolvere in diabete di tipo 1 in quanto il pancreas viene chiamato ad un superlavoro, provocando l'esaurimento delle cellule che fabbricano l'insulina.

L’obesità, l’uso di alcuni medicinali a base steroidea (cioè: di cortisone), alcuni tumori possono essere concause dell’insorgenza della malattia.

Alcuni umani pensano che "grasso sia bello" e rimpinzano il loro quattrozampe di ogni genere di leccornie. E, così, si vedono a volte delle palle di pelo con le zampe che nulla più hanno del felino (agile e flessuoso) e sono a rischio, oltre che di diabete, anche di malattie a carico del cuore o dei reni.

Nei gatti può instaurarsi una patologia che interessa la struttura nervosa delle zampe (specialmente quelle posteriori) causando l'impossibilità di mantenerle erette. Raramente, al contrario degli esseri umani (e dei cani), si ha un interessamento patologico a carico degli occhi (cataratta e/o retinopatia).

Il risultato di questo deficit del metabolismo è che l'organismo deperisce (pur continuando a nutrirsi) fino a giungere ad una vera e propria morte per fame in quanto le cellule del corpo non ricevono più il giusto nutrimento. Tentando di mantenersi in vita, esse attingono alle scorte di proteine e di grasso presenti nell'organismo. Ecco spiegato anche il motivo per cui uno dei segni del diabete è la progressiva perdita di peso, che deve essere costantemente tenuto sotto osservazione.

Per cercare di porre rimedio, il nostro stesso corpo aumenta il bisogno di introdurre liquidi (tanta sete, per diluire lo zucchero nel sangue) e di fare pipì (per espellere lo zucchero in eccesso). Tuttavia, oltre certi livelli di malattia, questo meccanismo non è più sufficiente. Lo zucchero in eccesso danneggia gli organi vitali (fegato, reni, cuore) con rischio di blocco renale e di malattie gravi.

Inoltre, la presenza di zucchero nelle urine, favorisce l'insorgenza di infezioni batteriche di tipo opportunistico (ovvero, semplificando: infezioni che si scatenano approfittando della presenza di un'altra malattia) che richiedono un costante controllo da parte del veterinario, anche per valutare la necessità di una terapia antibiotica.

Tramite l'immissione dall'esterno di insulina o di farmaci ipoglicemizzanti ci si prefigge il compito di regolare la quantità di glucosio in circolo.

I farmaci ipoglicemizzanti per somministrazione orale (in pillole) sono normalmente poco adatti ai gatti. Ve ne sono di due tipi. Alcuni si fanno carico di stimolare la produzione di insulina quando vi sia una insufficiente risposta del pancreas alla produzione di questo ormone.

Altri si fanno carico di mettere in contatto l'insulina prodotta e le cellule del corpo, quando queste non riescono a riconoscerne la presenza. Semplificando al massimo: l'insulina invia un segnale chimico alle cellule dicendo: "Sono qui". Ma le cellule sono come sintonizzate su un altro canale e non sentono questo messaggio. Gli ipoglicemizzanti reimpostano le sintonie dei trasmettitori e dei ricevitori per rendere possibile tale comunicazione e, quindi, l'utilizzo proficuo dell'insulina prodotta.

Le insuline iniettabili reperibili in commercio sono fondamentalmente due: quella studiata per gli umani (di tipo lento o rapido) e quella studiata per gli animali.

Sarà il veterinario a stabilire quale medicinale debba essere usato, in quale dosaggio e con quali modalità.

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Come effettuare il test della glicemia.

Fare il prelievo di sangue dal polpastrello di un gatto (o di un cane) è un'impresa ardua in quanto le nostre zampe sono perennemente a contatto col terreno e perciò particolarmente dure e resistenti, per cui occorre prelevare qualche goccia di sangue da una vena con una siringa. È quindi chiaro che, normalmente, l'analisi non può essere effettuata a casa.

Esiste, in realtà, la possibilità di prelevare una goccia di sangue, da analizzare con l'apposito strumento, pungendo il padiglione auricolare. Questo metodo, tuttavia, andrebbe riservato a situazioni da tenere sotto controllo più volte al giorno in quanto particolarmente stressante. Si rischia, inoltre, di generare nell'animale una paura "ancestrale" anche alle semplici carezze nella zona delle orecchie (e noi gatti siamo particolarmente sensibili alle coccole fatte proprio lì...).

Il veterinario, invece (per definizione!), è quello che fa le punture, ti mette il termometro nel sottocoda, ti tocca i denti proprio quando fanno male, eccetera!

Per contro, lo stress dovuto al trasporto e al fatto di trovarsi di fronte ai "camici bianchi", può causare un’impennata del livello di glicemia riscontrabile in circolo. Tuttavia, tale picco tende a stabilizzarsi col passare del tempo.

Anche misurare il tasso di glicemia presente nell'urina non è una strada facilmente percorribile: a quale gatto farebbe piacere che, mentre sta facendo i bisognini nella cassetta, il proprio amico umano gli arrivasse proditoriamente alle spalle a cacciargli sotto la coda lo stick per la misurazione? A me, no! Né vale il discorso di immergere lo stick nella sabbietta bagnata di pipì in quanto, comunque, il risultato sarebbe falsato dalla non neutralità chimica del prodotto usato per la lettiera. Urinare in un contenitore ad hoc (pulito, vuoto e nel quale effettuare una misurazione) quasi mai avviene spontaneamente e la "spremitura" manuale della vescica non è certo piacevole.

Una soluzione più praticabile consiste nel sostituire la solita sabbietta della lettiera con ghiaietto per acquari. Questa ghiaia drena l’urina senza assorbirla, consentendo di prelevare direttamente dalla cassettina (con una siringa privata dell'ago) un campione di pipì da sottoporre ad analisi.

Va comunque tenuto presente che il test attraverso la misurazione dell'urina non dà il risultato istantaneo, ma quello relativo alle sei-dieci ore precedenti.

C'è un altro esame che può essere effettuato periodicamente ed è il test delle fruttosamine. Quest'analisi (che viene effettuata da un campione di sangue) consente di verificare il livello medio della glicemia nei 10-15 giorni precedenti. Tale analisi può essere ben sfruttata, una volta che il diabete sia ormai sotto controllo, per neutralizzare il "picco da stress" di cui parlavo prima. I valori vengono espressi in µmol/l (micromol per litro) o in mmol/l (millimol per litro).

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