Indirizzo del sito: http://www.gattadiabetica.it
Autori: Carotina, Marina & Pierluigi (catmaster@libero.it)
Ultimo aggiornamento: 15 Agosto 2003.
Attenzione: come per gli umani, anche per gli animali vale il principio che ciò che va bene per uno di loro, non è detto che vada bene per tutti gli altri! Prima di seguire diete, o di prendere medicinali, o stabilirne i dosaggi, è fondamentale che ti consulti col tuo veterinario!
Le informazioni di queste pagine sono state raccolte e assemblate da personale non medico e non veterinario. Pierluigi e Marina sono semplicemente i miei coinquilini bipedi, e tutto quanto esposto in questo sito è frutto della nostra esperienza quotidiana "sul campo".
Ciao!
Mi presento: mi chiamo Carotina, sono una gatta di razza persiano colour-point, bianca con le marcature sulla punta delle orecchie color carota (e da qui il nome che i miei amici umani mi hanno appioppato, nonostante avessi una discendenza da alta aristocrazia gattesca, con tanto di pedigree).
Il mio vero nome sarebbe Margot, ma nessuno mai mi ha chiamato così; e neppure mi girerei a vedere chi è, se lo sentissi pronunciare.
Sono nata nel... ( Ehi! L'età non andrebbe chiesta alle signorine! Però è un dato importante per capire e seguire questa storia. Per cui, questa volta, farò un'eccezione) ...nel 1987. Per chi crede negli oroscopi: sotto il segno della Vergine.
Della mia infanzia non ricordo molto: poco tempo dopo essere arrivata in casa, dall'allevamento, si manifestarono una serie di problemi intestinali preesistenti che mi hanno lasciato un'eredità di intolleranza ai latticini. Be', poco male! Tanto non sono mai stata una patita del latte. Al contrario di Paolino... No, questo non c'entra: è un'altra storia!
I primi anni li ho trascorsi in una grande casa di campagna (la casa dei genitori della mia amica Marina) insieme a due cani di razza pastore tedesco e altri cinque gatti di razze varie.
I miei compagni umani sono Pierluigi e Marina. Io li adoro. Loro dicono che non mi manca neppure la parola: pare che abbia un muso con una mimica molto eloquente. Credo che "parlare" sia uno spreco di forze: mi basta solo osservarli fissi fissi quando è l'ora della pappa. Con due occhi azzurri come i miei che ti scrutano dentro non c'è essere umano che possa restare indifferente al mio povero stomaco che brontola...
Lui è quello che mi fa tante coccole, mi porta a spasso per casa tenendomi sulle spalle, mi fa salire sulle sue ginocchia davanti alla televisione (seguo con attenzione i documentari naturalistici di Piero Angela) o davanti allo schermo del computer.
Lui è anche quello che, per aiutarmi ora che sono vecchiottina e un po' artrosica (il passo non è più così felpato come una volta!), mi ha comprato un tavolinetto basso (sapete quelli che si usano per sollevare il televisore e metterci sotto il videoregistratore? Be': uno di quelli!) che io uso come gradino per salire sul letto o sul divano. Beninteso: sono perfettamente in grado di saltare, ma con quell'attrezzo lì faccio molta meno fatica!
Lei è quella che mi cambia la sabbia della lettiera, mi spazzola il lungo pelo (con l'età si è un po' sfoltito, ma ne dissemino ancora tanto per casa), mi dice "scansati" quando tento di giocare con la scopa o con lo straccio che lei sta passando sul pavimento.
Per il cibo, si alternano - a volte Pierluigi, a volte Marina.
Dal mese di Agosto 1999, tra i compiti dei miei pseudo-padroni (sì: perché io non appartengo ad altri che a me stessa!) c'è anche quello di farmi le iniezioni di insulina: due volte al giorno.
Pierluigi, all'inizio, era proprio imbranato; ora ha imparato anche lui.
Marina, invece, ha sempre avuto il tocco delicato; quasi come una mamma gatta.
Sono di gusti piuttosto difficili, per quanto riguarda il mangiare: a causa dei problemi intestinali avuti da cucciola sono stata un po' viziata riguardo questo aspetto.
Così ho sempre avuto in tavola tonno al naturale, omogeneizzati (coniglio, vitello e prosciutto, manzo e prosciutto; quelli solo manzo o solo vitello non li gradisco molto), a volte una fettina di petto di pollo o un pesce, entrambi lessati nel microonde.
Per il mio compleanno, invece della torta (non mi piacciono i dolci...) una bella fetta di prosciutto crudo; ma che sia leggermente salato.
I croccantini li ho sempre utilizzati più per aperitivo che per cibo vero e proprio.
Ultimamente ho cominciato ad apprezzare anche qualche scaglia (giusto per sfizio!) di provolone piccante. Quando Pierluigi, magari davanti alla TV, fa merenda me ne allunga un po' ed io mangio direttamente dalle sue mani.
Quando i miei compagni umani devono assentarsi per un viaggio e mi accompagnano in vacanza nella pensione per gatti non faccio così la difficile: come un bambino portato in campeggio, mangio di tutto!!!
Le scatolette non le ho mai gradite; qualche tempo prima di ammalarmi di diabete avevo cominciato ad apprezzare una nota marca di cibo per gatti: una scatoletta a base di tonno con riso lessato. Ovviamente, una volta diagnosticata la malattia, ho dovuto smettere immediatamente in quanto il riso contiene amido, e quindi zuccheri. Ed anche per quanto riguarda i miei periodi di ferie, nella pensione, è diventato tutto più rigido e controllato.
Uno dei motivi fondamentali che mi hanno convinta a "sbatoccolare" (come dice Marina) sulla tastiera del computer e a proporti il mio punto di vista su questo argomento è che il mio veterinario ha fatto di me un po' il punto di riferimento per gli altri gattini diabetici della zona, spingendoli a consigliare ai loro rispettivi amici umani di mettersi in contatto coi miei due bipedi di casa. Per avere un conforto e l'assicurazione che è possibilissimo convivere con un micio malato.
La prima reazione alla notizia che si ha il diabete è molto spesso di paura e di disperazione. Bisogna dirlo agli umani con molto tatto e bisogna far capire loro che non necessariamente diabete significa condanna a morte. A volte, purtroppo, coloro che si ritengono proprietari di un animale non hanno sufficiente sensibilità per capire quando è il momento di recarsi dal veterinario. In sala d'aspetto, mentre attendevo il mio turno per essere visitata, ho incontrato gatti o cani talmente avanti nella loro malattia (qualsiasi essa fosse) da far rabbrividire. Semplicemente, nessuno aveva dato loro peso fino al momento in cui era ormai troppo tardi anche solo per tentare una cura degna di tale nome.
Questo non ha niente a che fare con il bene che un umano vuole al quattrozampe col quale convive. Sono due cose differenti. Si può adorare un animale e al contempo non saper vedere quei segnali che noi inviamo e che, se ben interpretati, fanno capire che "c'è qualcosa che non va".
Dare ospitalità ad un gatto o ad un cane (o ad un canarino, o ai pesci rossi, o a "eccetera eccetera") significa prendersi in pieno la responsabilità del suo benessere. Non basta far trovare ogni giorno la ciotola piena per definirsi quello che gli americani chiamano - a ragione - "caretaker", cioè "colui che si prende cura" (quanta differenza col termine "padrone"!!!) di un animale.
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